DDC Studio Legale: news

Incontro informativo online "Lavori in Condominio. Il Condominio come volano per l'economia" 
 
30 aprile 2020 ore 17.00 - 18.00   
 
Il nostro Studio è stato invitato a partecipare a un seminario organizzato da UPEL - Unione Provinciale Enti Locali.
 
Parteciperà come relatore l'avvocato Corrado Demolli e parlerà dei lavori in Condominio.
 
L'attenzione sarà rivolta allo stato del patrimonio immobiliare in Italia, alla necessità di interventi di restiling, alle modalità di esecuzione di tali lavori in un momento di difficoltà economica quale quello che stiamo vivendo, alle  ricadute positive sull’economia e sull’ambiente in seguito all’esecuzione di tali lavori.
 
La partecipazione è gratuita per tutti previa registrazione al portale UPEL e iscrizione al webinar.

25 marzo 2020 
 
Il provvedimento, in vigore fino al 3 aprile, prevede le seguenti misure:
- “periodo cuscinetto” fino al 25 marzo 2020 per consentire alle imprese e ai lavoratori di riorganizzare la propria attività, di andare in ufficio a prendere documentazione utile per lavorare in smart working o per predisporre tutte quelle attività propedeutiche alla spedizione delle merci o alla sospensione dell’attività;
- Sospensione delle seguenti attività:  
  - tutte le attività produttive industriali e commerciali, ad eccezione di quelle indicate nell’allegato 1 che contiene un nutrito elenco di attività non sospese (sono circa 80) in cui sono ricomprese l’intera filiera alimentare per bevande e cibo, quella dei dispositivi medico-sanitari e della farmaceutica e, tra i servizi, quelli dei call center.  
   - oltre a queste, l’attuale D.P.C.M. richiama le attività commerciali già autorizzate ad operare in forza del D.P.C.M. 11 marzo 2020, come per esempio tutto il settore del commercio alimentare al dettaglio.
 
Come capire in concreto se l’attività è sospesa?
 
Le imprese e le partite IVA, se non titolari di attività commerciali già autorizzate dal D.P.C.M. 11 marzo, devono:
- consultare l’elenco contenuto nell’allegato 1 al D.P.C.M.
- ricercare all’interno il proprio codice di attività
- se la ricerca è stata positiva possono proseguire nelle attività
- se la ricerca è stata negativa occorre valutare quanto segue:  
    - se le imprese possono organizzarsi in modalità a distanza o lavoro agile possono proseguire l’attività in ogni caso;  
   - se questa possibilità ha dato esito negativo, devono controllare se l’attività esercita rientra nei punti E - F - G - H dell’art. 1 del D.P.C.M.  In questi punti sono indicati i servizi di pubblica utilità, nonché servizi essenziali di cui alla legge 12 giugno 1990, n. 146, l’attività di produzione, trasporto, commercializzazione e consegna di farmaci, tecnologia sanitaria e dispositivi medico-chirurgici, nonché di prodotti agricoli e alimentari, le attività degli impianti a ciclo produttivo continuo, previa comunicazione al Prefetto della provincia ove è ubicata l’attività produttiva, dalla cui interruzione derivi un grave pregiudizio all'impianto stesso o un pericolo di incidenti, le attività dell’industria dell’aerospazio e della difesa, nonché le altre attività di rilevanza strategica per l’economia nazionale, previa autorizzazione del Prefetto della provincia ove sono ubicate le attività produttive;  
    - se anche questa ricerca ha dato esito negativo, devono verificare il comma D. Restano infatti sempre consentite anche le attività che sono “funzionali ad assicurare la continuità delle filiere delle attività legittimate a proseguire”. Per queste imprese però vige l’onere di darne tempestiva comunicazione al Prefetto della provincia ove è ubicata l’attività produttiva. Vige il principio del silenzio assenso.
 
I professionisti iscritti agli ordini possono proseguire le loro attività, adottando ogni precauzione e privilegiando lo smart working, in forza di generale abilitazione di cui al punto A e delle specifiche autorizzazioni secondo i codici Ateco.
In Lombardia, però, vigono disposizioni regionali secondo cui le attività professionali possono proseguire esclusivamente per l’erogazione dei “servizi indifferibili e urgenti o sottoposti a termini di scadenza”.
Come devono comportarsi gli studi legali di Milano? Dal 26 marzo 2020 dovranno operare solo in smart working?
La risposta, che fino a ieri era negativa, da oggi è positiva.
Il D.P.C.M. prevale sulle disposizioni Regionali in forza dei principi generali previsti dalla legge, art. 32 legge n. 833/1978, e dello stesso art. 3 D.L. n. 6/2020 che limita la possibilità regolatoria d’urgenza attribuita alle Regioni nelle more di un decreto del Presidente del Consiglio che regolamenti la medesima materia, il tutto in coerenza con art. 120 della Costituzione. Tuttavia, nella giornata di eri 24 marzo 2020 è stato approvato un decreto-legge, che consente alle Regioni di adottare misure di contenimento anche più restrittive di quelle previste dal D.P.C.M., tra le quali è inserita la misura volta alla “limitazione o sospensione di ogni altra attività d’impresa o di attività professionali e di lavoro autonomo”, con l’ulteriore precisazione che “Le ordinanze ancora vigenti all’entrata in vigore del decreto-legge continuano ad applicarsi nel limite di ulteriori dieci giorni”, come risulta dal comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 38.
 
 
Avv. Giorgia Colombo
 
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Incontro informativo online “La disciplina della tutela degli acquirenti di immobili da costruire. Incontro con professionisti del settore” –
28 aprile 2020 ore 14.30 
 
Il Codice della crisi di impresa (d.lgs. 14/2019) ha introdotto una nuova disciplina della tutela degli acquirenti degli immobili da costruire, con importanti ricadute sugli operatori del settore immobiliare.
Tra queste, l’obbligo delle parti di stipulare i contratti preliminari per atto pubblico o scrittura privata, il conseguente obbligo di trascrizione, la necessaria conformità delle garanzie da prestare al privato a modelli ministeriali, la previsione di sanzioni di invalidità per gli atti negoziali privi delle prescrizioni di legge.
 
Per approfondire il tema, Ance Varese organizza un webinar di approfondimento con due professionisti del settore il giorno
Martedì 28 aprile 2020 alle ore 14.30.
 
I relatori saranno il Notaio Chiara Angela Bardelli, con Studio a Busto Arsizio, specializzata nel settore delle compravendite immobiliari, e l’Avv. Corrado Demolli, di DDC Studio Legale & Tributario, con sede a Milano e Gallarate, specializzato nell’assistenza giudiziale e nella consulenza stragiudiziale in tema di diritto immobiliare e degli appalti.
 
Gli interessati sono invitati a confermare la partecipazione a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. in modo da ricevere le indicazioni operative per accedere.
 

25 marzo 2020
 
Il 31 gennaio 2020 in Italia è stato dichiarato lo stato di emergenza con Delibera del Consiglio dei Ministri (Dichiarazione dello stato di emergenza) per gestire l’epidemia di COVID-19. Il 3 febbraio 2020 è stata adottata la prima delle ordinanze dal Capo del Dipartimento della protezione civile. La Costituzione italiana non prevede l’ipotesi dello stato d’emergenza e tantomeno quella dello stato d’eccezione. Prevede soltanto lo “stato di guerra” [che deve essere deliberato dalle Camere, le quali “conferiscono al Governo i poteri necessari” (art. 78 Cost.)]. Al di fuori di questa ipotesi, quando ricorrono “casi straordinari di necessità e d’urgenza”, il Governo adotta decreti-legge, che devono essere presentati il giorno stesso per la conversione alle Camere, le quali, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni (art. 77 Cost.). La dichiarazione dello stato d’emergenza è pertanto fondata sulla normativa di rango primario adottata in materia di protezione civile. Sulla base di tale dichiarazione sono state adottati decreti-legge [di cui solo il decreto-legge 23 febbraio 2020 n. 6 convertito dalla legge 5 marzo 2020 n. 13], Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, ordinanze e circolari del Ministro della Salute, Decreti del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Direttive del Ministro dell’Interno destinata ai Prefetti e circolari, ordinanze del Capo del Dipartimento della Protezione civile, ordinanze regionali e ordinanze comunali. Oltre alla dichiarazione dello stato d’emergenza, la fonte del diritto su cui si fondano gli atti normativi adottati successivamente è il decreto legge 23 febbraio 2020 n. 6 (Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19), convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2020 n. 13, che indica le forme attraverso le quali le misure di contenimento possono essere adottate, ovvero con “uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri”, elencando, in via non tassativa, i limiti alle libertà e ai diritti costituzionali. Ecco perché i limiti sempre più stringenti alle libertà e ai diritti costituzionali vengono imposti attraverso l’emanazione di Dpcm, quale il Dpcm del 22 marzo 2020 da ultimo firmato. Inutile dire come tali decreti del Presidente del Consiglio dei ministri non consentano alcuno dei controlli previsti dalla Costituzione italiana e come gli stessi non sempre trovino un fondamento nel decreto-legge a monte. E si tratta di strumenti giuridicamente assai fragili, in quanto impugnabili dinanzi al giudice amministrativo, e in molte espressioni forieri di numerosi dubbi interpretativi, come già emerso in sede di applicazione pratica.
 
Avv. Giorgia Colombo
 
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16 aprile 2020

21 febbraio 2020.
Una data che ricorderemo.
Una data che è entrata in modo violento nella nostra storia.
Si tratta del giorno in cui veniva accertato il primo “malato italiano” Covid 19 da Coronavirus.
Da lì a pochi giorni il contagio avrebbe avuto lo sviluppo repentino e drammatico che tutti abbiamo conosciuto.
Parallelamente nei medesimi giorni si propagava nell’opinione pubblica un sentimento di stima e gratitudine nei confronti degli operatori sanitari che si trovavano in prima linea a combattere un nemico invisibile e sconosciuto, a volte senza le più basilari protezioni, neppure per la propria persona.
Gli italiani mostravano tale loro supporto con i mezzi più vari e fantasiosi: dagli ormai irrinunciabili “post” sui “social”, agli improvvisati striscioni affissi agli ingressi degli ospedali financo agli applausi ed alle canzoni dai balconi delle proprie abitazioni con dedica speciale a chi si stava prodigando in ospedale per prendersi cura dei malati e salvare quante più vite possibile.
Negli ultimi giorni però la situazione pare essere mutata radicalmente.
Risulta infatti come in questo momento di continua estrema emergenza sia in costante crescita il numero di medici e infermieri denunciati per “malpractice”/negligenza nella cura di pazienti Covid 19.
Parrebbe anche che un crescente numero di avvocati abbia suggerito ai loro assistiti azioni risarcitorie nei confronti del personale ospedaliero.
Non intendo, però, approfondire tale esecrabile comportamento in relazione al quale il Consiglio Nazionale Forense ha immediatamente preso le distanze.
Atteggiamento condiviso immediatamente anche da numerosi Consigli dell’Ordine che hanno invitato i colleghi a ripassare il codice deontologico e a rivedere la gestione del proprio contenzioso.
Non solo ma il Consiglio Nazionale Forense ha dato il via libera già dallo scorso 2 aprile, alle sanzioni disciplinari per gli avvocati che offrono/pubblicizzano assistenza per azioni legali contro i medici che sono impegnati nella cura dei pazienti affetti da coronavirus, o covid-19. Senza dubbio è diritto di ogni cittadino agire contro le eventuali mancanze del sistema sanitario.
Il diritto al risarcimento per un danno subito è un principio fondamentale del nostro ordinamento; tuttavia l’incremento delle denunce verso i medici registrato in questi giorni appare quanto meno inopportuno e irrispettoso nei confronti di chi, con moltissime difficoltà, porta avanti in prima persona la battaglia contro il virus.
Parlo di medici, infermieri, operatori sociosanitari e socioassistenziali, ma anche di personale tecnico e amministrativo e dirigenziale di ospedali, case di cura e residenze per anziani.
Oltre, naturalmente, ai medici di famiglia, quelli che più di altri stanno patendo oggi la difficoltà di dover assistere i propri pazienti spesso privi dei necessari presidi sanitari.
Sono già oltre 100 alla data di oggi, i medici morti di coronavirus, e circa diecimila gli operatori sanitari contagiati dall’epidemia.
Ciononostante, come sopra accennato il sentimento sociale (o almeno di un parte della nostra società) è mutato e gli eroi di ieri sono già divenuti (per alcuni) nemici da denunciare oggi.
D’altronde, accantonando per un momento le possibili azioni giudiziarie in sede civile, delle quali si farà cenno in seguito, denunciare un medico o un operatore sanitario oggi in Italia, come ricordava il dott. Carlo Nordio ex procuratore aggiunto di Venezia in  una recente intervista ”…non costa nulla, non serve nemmeno l’avvocato….è sufficiente un esposto generico…” e per l’effetto dell’obbligatorietà dell’azione penale così come prevista dalla vigente legislazione “… tutta la macchina giudiziaria si mette in moto…” Si dirà come una denuncia non comporti necessariamente un processo e men che meno una condanna soprattutto se consideriamo come il 90% di queste procedure si concluda con una archiviazione o con una assoluzione; ma il procedimento espone, già di per sé, il medico a gravose spese legali oltre all’ansia ed alla tensione di sentirsi sempre soggetto alla spada di Damocle di un’inchiesta nonché alla gogna mediatica che spesso accompagna la pubblicazione di notizie riguardanti indagini in corso.
Viceversa, medici ed infermieri avrebbero necessità di lavorare in serenità e tranquillità in quanto gli stessi svolgono da un lato un lavoro ad elevato rischio, soprattutto quando svolto sotto pressione e magari oltre i previsti orari lavorativi, e dall’altro lato in quanto incide su beni e valori primari quali la salute e la vita.
Quali le conseguenze??
Si ipotizza che i medici al fine di evitare ogni possibile rischio siano portati a praticare una medicina difensiva e quindi a rinunciare ad effettuare un intervento potenzialmente rischioso (ma in grado di portare qualche beneficio al paziente) sottoponendo, piuttosto, quest’ultimo ad una mole enorme di esami clinici, che magari in altra situazione avrebbe evitato di prescrivere,  a volte inutili ed invasivi con conseguente aggravio di costi per il servizio sanitario e inevitabile allungamento delle liste di attesa per l’esecuzione degli esami clinico diagnostici.
Quali le soluzioni?
Nel campo delle azioni giudiziarie civili la legge Gelli Bianco, di recente introduzione nel nostro ordinamento, ha già apportato chiarimenti e modifiche a “storture” della legislazione previgente che era ormai inadeguata ad affrontare il già crescente incremento di cause conseguenti a casi di cosiddetta “malasanità”. 
A parere dello scrivente, però, il legislatore dovrebbe intervenire anche in ambito penale, ed anzi, già in questi giorni, è all’esame del Senato la proposta di inserire una sorta di “scudo penale” per i medici fino alla fine dello stato emergenziale.
La questione non è di poco conto se consideriamo come diversi illustri giuristi si siano interessati della problematica ed abbiano offerto possibili soluzioni.
Alcuni hanno proposto la depenalizzazione dell’ipotesi colposa nella responsabilità del personale sanitario come norma generale e non relativa solo all’eccezionalità di questo periodo, così come avviene in altri importanti paesi quali Stati Uniti e Francia.
Altri l’introduzione di una causa di non punibilità che liberi i medici e tutto il personale sanitario anche della pena di esser sottoposti a processo. Ma a parere dello scrivente la proposta più praticabile è stata svolta dal Dott. Nordio che nell’intervista sopra citata ha precisato come “… per le denunce penali occorrerebbe introdurre il principio della querela temeraria…” analogamente a quanto già previsto in sede civile per le “liti temerarie” ossia procedure infondate proposte a soli fini dilatori "...Chi querela un sanitario dovrebbe in quest’ottica risarcirlo se l’accusa dovesse risultare infondata…”. “…Non solo ma la querela dovrebbe essere accompagnata obbligatoriamente da una consulenza medico legale qualificata che specifichi quali colpe si attribuiscono al sanitario …. mentre oggi è sufficiente un esposto anche molto generico per mettere in moto la macchina della giustizia…”.
In conclusione, una situazione paradossale quella appena descritta, dato che i medici, insieme a infermieri e oss, stanno portando avanti ormai da settimane una vera e propria battaglia contro l’epidemia, nonostante la scarsità di mascherine e di altri presidi di protezione, anche basici, mettendo così a rischio la loro salute e quella dei loro cari.
D’altronde, non dobbiamo mai dimenticarlo, il personale sanitario è chiamato a rispondere oggi anche delle mancanze di un sistema vittima per anni di una politica fatta solo di “tagli” e di una mancata e/o cattiva programmazione (vd. numero chiuso all’università o alle scuole di specialità) con conseguente mancanza non solo di risorse finanziarie ma anche umane.
Non possiamo, conseguentemente,  smettere di ringraziare i medici, gli infermieri, gli oss fino agli addetti alle pulizie delle strutture sanitarie che, soprattutto all’inizio dell’epidemia, privi anche delle misure minime di protezione così come sopra già esposto, hanno lavorato e lavorano ben oltre quanto loro richiesto e quanto di loro responsabilità rischiando la vita per un sistema che, loro malgrado, non solo non ha fatto nulla per favorire, ma ha reso difficile consentire di eseguire bene il loro lavoro.
 
 
Avv. Corrado Demolli
 
 
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L'avvocato Corrado Demolli e l'avvocato Giorgia Colombo dello Studio DDC sono lieti di sottoporre alla Vostra attenzione l'EVENTO organizzato dall'Associazione Culturale HETAERIA. 

Trattasi della serata di presentazione dell'Associazione Culturale HETAERIA, che si terrà il giorno 24 Novembre 2019 a partire dalle ore 18:30 presso lo Spazio23Gallarate, in via Luigi Riva n. 10 a Gallarate (VA). 

La serata sarà all'insegna dell'ARTE, con opere di PAOLA ROMANO, e del CABARET, con la partecipazione di NORBERTO MIDANI

Vi aspettiamo numerosi!

INVITO EVENTO PER QUELLI CHE VOLANO

 

 

10 aprile 2020

Abbiamo spesso sentito dire come gli italiani siano un popolo di santi eroi e navigatori.
Ritengo però che a tali categorie se ne possa aggiungere un’altra: siamo, infatti, anche un popolo di litigiosi.
Le liti ed il contenzioso in Italia sono in costante crescita.
Parliamo di milioni di cause che pendono innanzi ai nostri Tribunali a cui ogni anno se ne aggiunge costantemente una nuova crescente “ondata”. Si litiga per i motivi più vari.
Le controversie più diffuse sono certamente quelle in materia condominiale e delle locazioni, ma anche per il recupero dei crediti, per i rapporti di lavori e, a parere dello scrivente, purtroppo e tristemente, per motivi familiari (tra marito e moglie, fra fratelli e a volte anche fra genitori e figli). La già delicata situazione sopra esposta conoscerà con ogni probabilità un peggioramento nei mesi a venire.
Ed invero molti tecnici e studiosi (sociologi ed economisti in primis) prevedono un ciclo economico ancora più difficile per il nostro Paese con impatti sulla ricchezza delle famiglie italiane e con conseguenze anche sui comportamenti individuali e quindi sul livello di tolleranza che ciascuno di noi avrà nei confronti del prossimo.
Questo scenario impatterà di conseguenza anche nella vita di tutti noi con un, purtroppo, previsto aumento della litigiosità.
Si pensi, a titolo esemplificativo, come il possibile impatto sul reddito di ciascuno di noi possa comportare un aumento della morosità dei condomini nel pagamento delle spese condominiali e la successiva esigenza dell’Amministratore di avviare un procedimento costrittivo.
Oppure al mancato pagamento dei canoni di locazione (e quindi degli sfratti per morosità) e/o il mancato saldo delle fatture dei fornitori di beni e servizi.
Tutto ciò darà probabilmente luogo ad una vera e propria “valanga” di procedimenti presso i Tribunali e presso i Giudici di Pace.
Ciò spiega il motivo per cui il legislatore, a fronte del progressivo incremento delle azioni giudiziarie, abbia pensato, già da tempo, ad alcune forme di procedure deflattive del contenzioso.
Si pensi al riguardo al procedimento di negoziazione assistita e alla mediazione (addirittura resa obbligatoria prima di instaurare particolari tipologie di azioni).
Tali strumenti però, sfortunatamente, non sempre riescono a raggiungere lo scopo di dirimere la controversia anche perché l’utente non è ancora predisposto culturalmente a vedere in questi istituti validi aiuti per risolvere le controversie.
Solitamente, infatti, chi ricorre al Tribunale ha più spesso in mente l’idea di “farsi giustizia” dell’altro, piuttosto che trovare un punto di incontro che accontenti entrambi i contendenti e salvaguardi anche i rapporti interpersonali che ne uscirebbero certamente migliorati e, magari, rinsaldati.
I cittadini, peraltro, raramente svolgono una preventiva ed accurata analisi e riflessione sui costi (marche da bollo, compensi professionali, tempi di lavorazione ed impegno del personale nel sistema della giustizia) e sui benefici delle azioni giudiziarie (spesso si “vincono” le cause ma non si riesce poi a dare seguito a quanto statuito nelle sentenze che diventano, quindi, niente più che belle stampe da appendere alle pareti di casa…). Non solo ma le procedure hanno un costo ed i professionisti che vengono incaricati e che lavorano impegnandosi nella redazione di atti e nella partecipazione alle udienze hanno diritto ad una giusta retribuzione.
A volte i clienti, che non hanno svolto tale predetta preventiva analisi, non sono poi in condizione di provvedere al saldo dei legali che li hanno seguiti; di talché si innescheranno nuove problematiche con relativo incremento di altro contenzioso.
Una opportunità per immobiliari, imprese, società ma anche privati potrebbe essere il ricorso alla stipulazione di polizze comprensive anche della tutela legale.
In questo modo, qualora dovessero verificarsi dispute o liti anche inaspettate, si avrebbe la sicurezza di essere tutelati dalla Compagnia cui ci si è rivolti e di non dover sostenere costi.
Tali polizze affiancano e tutelano al meglio gli imprenditori, i professionisti ed i privati sia nella fase stragiudiziale (mediazione e negoziazione assistita) sia nella fase giudiziale con massimali anche di tutto rispetto.
Il nostro studio è, naturalmente, disponibile a supportare gli utenti nella scelta della polizza più idonea alle esigenze di ciascuno aiutando chi ne faccia richiesta nella ricerca del contratto assicurativo più afferente alle proprie necessità ed esigenze, in considerazione anche delle varie tipologie di polizze reperibili attualmente nel mondo del mercato assicurativo; di conseguenza anche nella scelta non solo della Compagnia e della polizza più idonea, a fronte delle varie proposte svolte dagli operatori del settore, ma anche nell’esame di ciascun contratto assicurativo nonché nella predisposizione delle clausole e nella indicazione dei massimali necessari ed utili a garantire e sollevare il cliente da ogni rischio, problematica e/o contestazione.
 
Avv. Corrado Demolli
 
 
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Abbiamo il piacere di sottoporre alla Vostra attenzione l'EVENTO organizzato dalla FONDAZIONE RENATO PIATTI per celebrare i suoi primi 20 anni di attività.

Trattasi di evento prequel - ovvero le prove generali - in vista della centesima edizione TRE VALLI VARESINE.

E' una GARA DI SOLIDARIETA' che si svolgerà MARTEDI' 8 OTTOBRE 2019 a partire dalle ore 8:00 in Via Crispi n. 4 a Varese, con arrivo in via Sacco a Varese, ove sarà posizionato il traguardo della gara dei corridori professionisti.

Il ricavato andrà devoluto a favore del PROGETTO DI RACCOLTA FONDI: "UNA CASA PER DIVENTARE GRANDI".  

Aiutiamo insieme la FONDAZIONE RENATO PIATTI per fare in modo che questo SOGNO per tanti ragazzi con disabilità diventi REALTA'! 

26 marzo 2020 
 
Quali sono le nuove condotte vietate?
Non è chiaro.
Leggendo il testo normativo non è possibile rinvenire alcun elenco delle condotte limitate e/o vietate.
Viceversa, il decreto si limita a citare i D.P.C.M. adottati in data 8 marzo, 9 marzo, 11 marzo e 22 marzo 2020, estendendo l’applicabilità delle misure emergenziali ivi ordinate fino a nuove disposizioni (cfr. art. 2 comma 3 del decreto-legge n. 19/2020).
Occorrerà pertanto verificare in concreto quali siano le disposizioni vigenti dei menzionati D.P.C.M., senza peraltro dimenticare le eventuali integrazioni previste dalle ordinanze regionali.
 
Quali sono le conseguenze previste per le violazioni contestate antecedentemente al 26 marzo 2020?
L’articolo 4 comma 8 del decreto-legge in analisi dispone espressamente che le sanzioni penali precedentemente comminate a seguito della violazione delle misure disposte con i decreti dell’8, 9, 11 e 22 marzo 2020 debbano essere sostituite con le sanzioni amministrative introdotte dal nuovo decreto, da applicarsi nella misura minima ridotta della metà, in ossequio del principio del favor rei, di cui all’articolo 2 comma 2 c.p.
Assistiamo, pertanto, alla prima ipotesi di depenalizzazione.
Ciò che prima era reato ora è un illecito amministrativo, e in quanto tale viene irrogata una sanzione amministrativa.
 
Quali sono le sanzioni previste dal nuovo decreto?
PERSONE FISICHE
Il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui ai D.P.C.M. adottati in data 8 marzo, 9 marzo, 11 marzo e 22 marzo 2020 è ora punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 400,00 a € 3.000,00.
Ad oggi, non si applicano più le sanzioni contravvenzionali previste dall’articolo 650 c.p. o da altra disposizione di legge attributiva di poteri per ragioni di sanità.
Laddove il mancato rispetto delle misure emergenziali disposte dai decreti dovesse avvenire mediante l’utilizzo di un veicolo, le sanzioni saranno aumentate fino ad un terzo.
Inoltre, non bisogna dimenticare che dal mancato rispetto delle limitazioni imposte per il contenimento dell’epidemia possono comunque derivare conseguenze anche sul piano penale; potrà essere infatti contestata, a titolo esemplificativo e non esaustivo, la violazione dell’articolo 452 comma 1 n. 2 c.p. che prevede la reclusione da 1 a 5 anni.
PERSONE GIURIDICHE
Nei casi di mancato rispetto delle misure previste ai D.P.C.M. adottati in data 8 marzo, 9 marzo, 11 marzo e 22 marzo 2020 per i pubblici esercizi e per le attività produttive o commerciali, si applica – oltre alla sanzione amministrativa pecuniaria prevista per le persone fisiche – anche la sanzione accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni.
Si segnala altresì che, all’atto dell’accertamento delle violazioni, la pubblica autorità potrà disporre la chiusura provvisoria dell’attività o dell’esercizio per la durata massima di 5 giorni, al fine di avere il tempo sufficiente per irrogare la sanzione accessoria definitiva.
Il periodo di chiusura provvisoria verrà scomputato da quest’ultima.
Qualora i pubblici servizi e le attività commerciali o produttive reiterassero le violazioni, la sanzione amministrativa pecuniaria verrà raddoppiata, mentre quella accessoria sarà applicata nella sua misura massima (30 giorni).
 
In attesa di un nuovo decreto che possa fare chiarezza sulle condotte oggi vietate, lo Studio rimane a disposizione per fornire ogni indicazione utile.
 
 
 
Dott.ssa Maria Tremolada
 
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Mostra personale del maestro Claudio Rolfi

ELC-English Language Center, Varese

 

Data di inizio: 15 settembre 2018

Data di termine: 22 settembre 2018