DDC Studio Legale: news

26 marzo 2020 
 
Quali sono le nuove condotte vietate?
Non è chiaro.
Leggendo il testo normativo non è possibile rinvenire alcun elenco delle condotte limitate e/o vietate.
Viceversa, il decreto si limita a citare i D.P.C.M. adottati in data 8 marzo, 9 marzo, 11 marzo e 22 marzo 2020, estendendo l’applicabilità delle misure emergenziali ivi ordinate fino a nuove disposizioni (cfr. art. 2 comma 3 del decreto-legge n. 19/2020).
Occorrerà pertanto verificare in concreto quali siano le disposizioni vigenti dei menzionati D.P.C.M., senza peraltro dimenticare le eventuali integrazioni previste dalle ordinanze regionali.
 
Quali sono le conseguenze previste per le violazioni contestate antecedentemente al 26 marzo 2020?
L’articolo 4 comma 8 del decreto-legge in analisi dispone espressamente che le sanzioni penali precedentemente comminate a seguito della violazione delle misure disposte con i decreti dell’8, 9, 11 e 22 marzo 2020 debbano essere sostituite con le sanzioni amministrative introdotte dal nuovo decreto, da applicarsi nella misura minima ridotta della metà, in ossequio del principio del favor rei, di cui all’articolo 2 comma 2 c.p.
Assistiamo, pertanto, alla prima ipotesi di depenalizzazione.
Ciò che prima era reato ora è un illecito amministrativo, e in quanto tale viene irrogata una sanzione amministrativa.
 
Quali sono le sanzioni previste dal nuovo decreto?
PERSONE FISICHE
Il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui ai D.P.C.M. adottati in data 8 marzo, 9 marzo, 11 marzo e 22 marzo 2020 è ora punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 400,00 a € 3.000,00.
Ad oggi, non si applicano più le sanzioni contravvenzionali previste dall’articolo 650 c.p. o da altra disposizione di legge attributiva di poteri per ragioni di sanità.
Laddove il mancato rispetto delle misure emergenziali disposte dai decreti dovesse avvenire mediante l’utilizzo di un veicolo, le sanzioni saranno aumentate fino ad un terzo.
Inoltre, non bisogna dimenticare che dal mancato rispetto delle limitazioni imposte per il contenimento dell’epidemia possono comunque derivare conseguenze anche sul piano penale; potrà essere infatti contestata, a titolo esemplificativo e non esaustivo, la violazione dell’articolo 452 comma 1 n. 2 c.p. che prevede la reclusione da 1 a 5 anni.
PERSONE GIURIDICHE
Nei casi di mancato rispetto delle misure previste ai D.P.C.M. adottati in data 8 marzo, 9 marzo, 11 marzo e 22 marzo 2020 per i pubblici esercizi e per le attività produttive o commerciali, si applica – oltre alla sanzione amministrativa pecuniaria prevista per le persone fisiche – anche la sanzione accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni.
Si segnala altresì che, all’atto dell’accertamento delle violazioni, la pubblica autorità potrà disporre la chiusura provvisoria dell’attività o dell’esercizio per la durata massima di 5 giorni, al fine di avere il tempo sufficiente per irrogare la sanzione accessoria definitiva.
Il periodo di chiusura provvisoria verrà scomputato da quest’ultima.
Qualora i pubblici servizi e le attività commerciali o produttive reiterassero le violazioni, la sanzione amministrativa pecuniaria verrà raddoppiata, mentre quella accessoria sarà applicata nella sua misura massima (30 giorni).
 
In attesa di un nuovo decreto che possa fare chiarezza sulle condotte oggi vietate, lo Studio rimane a disposizione per fornire ogni indicazione utile.
 
 
 
Dott.ssa Maria Tremolada
 
Per ogni ulteriore informazione e/o richiesta di approfondimento, contattare:
DDC Studio Legale (P.IVA 05986790961)
Tel: + 39 02.6431749 - Fax: + 39 02.66116694
This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
www.ddcstudiolegale.com
 

Abbiamo il piacere di sottoporre alla Vostra attenzione l'EVENTO organizzato dalla FONDAZIONE RENATO PIATTI per celebrare i suoi primi 20 anni di attività.

Trattasi di evento prequel - ovvero le prove generali - in vista della centesima edizione TRE VALLI VARESINE.

E' una GARA DI SOLIDARIETA' che si svolgerà MARTEDI' 8 OTTOBRE 2019 a partire dalle ore 8:00 in Via Crispi n. 4 a Varese, con arrivo in via Sacco a Varese, ove sarà posizionato il traguardo della gara dei corridori professionisti.

Il ricavato andrà devoluto a favore del PROGETTO DI RACCOLTA FONDI: "UNA CASA PER DIVENTARE GRANDI".  

Aiutiamo insieme la FONDAZIONE RENATO PIATTI per fare in modo che questo SOGNO per tanti ragazzi con disabilità diventi REALTA'! 

25 marzo 2020 
 
Il provvedimento, in vigore fino al 3 aprile, prevede le seguenti misure:
- “periodo cuscinetto” fino al 25 marzo 2020 per consentire alle imprese e ai lavoratori di riorganizzare la propria attività, di andare in ufficio a prendere documentazione utile per lavorare in smart working o per predisporre tutte quelle attività propedeutiche alla spedizione delle merci o alla sospensione dell’attività;
- Sospensione delle seguenti attività:  
  - tutte le attività produttive industriali e commerciali, ad eccezione di quelle indicate nell’allegato 1 che contiene un nutrito elenco di attività non sospese (sono circa 80) in cui sono ricomprese l’intera filiera alimentare per bevande e cibo, quella dei dispositivi medico-sanitari e della farmaceutica e, tra i servizi, quelli dei call center.  
   - oltre a queste, l’attuale D.P.C.M. richiama le attività commerciali già autorizzate ad operare in forza del D.P.C.M. 11 marzo 2020, come per esempio tutto il settore del commercio alimentare al dettaglio.
 
Come capire in concreto se l’attività è sospesa?
 
Le imprese e le partite IVA, se non titolari di attività commerciali già autorizzate dal D.P.C.M. 11 marzo, devono:
- consultare l’elenco contenuto nell’allegato 1 al D.P.C.M.
- ricercare all’interno il proprio codice di attività
- se la ricerca è stata positiva possono proseguire nelle attività
- se la ricerca è stata negativa occorre valutare quanto segue:  
    - se le imprese possono organizzarsi in modalità a distanza o lavoro agile possono proseguire l’attività in ogni caso;  
   - se questa possibilità ha dato esito negativo, devono controllare se l’attività esercita rientra nei punti E - F - G - H dell’art. 1 del D.P.C.M.  In questi punti sono indicati i servizi di pubblica utilità, nonché servizi essenziali di cui alla legge 12 giugno 1990, n. 146, l’attività di produzione, trasporto, commercializzazione e consegna di farmaci, tecnologia sanitaria e dispositivi medico-chirurgici, nonché di prodotti agricoli e alimentari, le attività degli impianti a ciclo produttivo continuo, previa comunicazione al Prefetto della provincia ove è ubicata l’attività produttiva, dalla cui interruzione derivi un grave pregiudizio all'impianto stesso o un pericolo di incidenti, le attività dell’industria dell’aerospazio e della difesa, nonché le altre attività di rilevanza strategica per l’economia nazionale, previa autorizzazione del Prefetto della provincia ove sono ubicate le attività produttive;  
    - se anche questa ricerca ha dato esito negativo, devono verificare il comma D. Restano infatti sempre consentite anche le attività che sono “funzionali ad assicurare la continuità delle filiere delle attività legittimate a proseguire”. Per queste imprese però vige l’onere di darne tempestiva comunicazione al Prefetto della provincia ove è ubicata l’attività produttiva. Vige il principio del silenzio assenso.
 
I professionisti iscritti agli ordini possono proseguire le loro attività, adottando ogni precauzione e privilegiando lo smart working, in forza di generale abilitazione di cui al punto A e delle specifiche autorizzazioni secondo i codici Ateco.
In Lombardia, però, vigono disposizioni regionali secondo cui le attività professionali possono proseguire esclusivamente per l’erogazione dei “servizi indifferibili e urgenti o sottoposti a termini di scadenza”.
Come devono comportarsi gli studi legali di Milano? Dal 26 marzo 2020 dovranno operare solo in smart working?
La risposta, che fino a ieri era negativa, da oggi è positiva.
Il D.P.C.M. prevale sulle disposizioni Regionali in forza dei principi generali previsti dalla legge, art. 32 legge n. 833/1978, e dello stesso art. 3 D.L. n. 6/2020 che limita la possibilità regolatoria d’urgenza attribuita alle Regioni nelle more di un decreto del Presidente del Consiglio che regolamenti la medesima materia, il tutto in coerenza con art. 120 della Costituzione. Tuttavia, nella giornata di eri 24 marzo 2020 è stato approvato un decreto-legge, che consente alle Regioni di adottare misure di contenimento anche più restrittive di quelle previste dal D.P.C.M., tra le quali è inserita la misura volta alla “limitazione o sospensione di ogni altra attività d’impresa o di attività professionali e di lavoro autonomo”, con l’ulteriore precisazione che “Le ordinanze ancora vigenti all’entrata in vigore del decreto-legge continuano ad applicarsi nel limite di ulteriori dieci giorni”, come risulta dal comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 38.
 
 
Avv. Giorgia Colombo
 
Per ogni ulteriore informazione e/o richiesta di approfondimento, contattare:
DDC Studio Legale (P.IVA 05986790961)
Tel: + 39 02.6431749 - Fax: + 39 02.66116694
This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
www.ddcstudiolegale.com

Mostra personale del maestro Claudio Rolfi

ELC-English Language Center, Varese

 

Data di inizio: 15 settembre 2018

Data di termine: 22 settembre 2018

25 marzo 2020
 
Il 31 gennaio 2020 in Italia è stato dichiarato lo stato di emergenza con Delibera del Consiglio dei Ministri (Dichiarazione dello stato di emergenza) per gestire l’epidemia di COVID-19. Il 3 febbraio 2020 è stata adottata la prima delle ordinanze dal Capo del Dipartimento della protezione civile. La Costituzione italiana non prevede l’ipotesi dello stato d’emergenza e tantomeno quella dello stato d’eccezione. Prevede soltanto lo “stato di guerra” [che deve essere deliberato dalle Camere, le quali “conferiscono al Governo i poteri necessari” (art. 78 Cost.)]. Al di fuori di questa ipotesi, quando ricorrono “casi straordinari di necessità e d’urgenza”, il Governo adotta decreti-legge, che devono essere presentati il giorno stesso per la conversione alle Camere, le quali, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni (art. 77 Cost.). La dichiarazione dello stato d’emergenza è pertanto fondata sulla normativa di rango primario adottata in materia di protezione civile. Sulla base di tale dichiarazione sono state adottati decreti-legge [di cui solo il decreto-legge 23 febbraio 2020 n. 6 convertito dalla legge 5 marzo 2020 n. 13], Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, ordinanze e circolari del Ministro della Salute, Decreti del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Direttive del Ministro dell’Interno destinata ai Prefetti e circolari, ordinanze del Capo del Dipartimento della Protezione civile, ordinanze regionali e ordinanze comunali. Oltre alla dichiarazione dello stato d’emergenza, la fonte del diritto su cui si fondano gli atti normativi adottati successivamente è il decreto legge 23 febbraio 2020 n. 6 (Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19), convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2020 n. 13, che indica le forme attraverso le quali le misure di contenimento possono essere adottate, ovvero con “uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri”, elencando, in via non tassativa, i limiti alle libertà e ai diritti costituzionali. Ecco perché i limiti sempre più stringenti alle libertà e ai diritti costituzionali vengono imposti attraverso l’emanazione di Dpcm, quale il Dpcm del 22 marzo 2020 da ultimo firmato. Inutile dire come tali decreti del Presidente del Consiglio dei ministri non consentano alcuno dei controlli previsti dalla Costituzione italiana e come gli stessi non sempre trovino un fondamento nel decreto-legge a monte. E si tratta di strumenti giuridicamente assai fragili, in quanto impugnabili dinanzi al giudice amministrativo, e in molte espressioni forieri di numerosi dubbi interpretativi, come già emerso in sede di applicazione pratica.
 
Avv. Giorgia Colombo
 
Per ogni ulteriore informazione e/o richiesta di approfondimento, contattare:
DDC Studio Legale (P.IVA 05986790961)
Tel: + 39 02.6431749 - Fax: + 39 02.66116694
This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
www.ddcstudiolegale.com

IL CONTENZIOSO GIUDIZIALE IN MATERIA CONDOMINIALE

 

L’odierno ricorrente risulta affetto dalla patologia “parodontite”, anche detta periodontite e parodontopatia, ovvero da un’infiammazione che determina una perdita d'attacco dei denti rispetto all'alveolo, con conseguente formazione di tasche parodontali, mobilità dentale, sanguinamento gengivale, ascessi e suppurazioni, fino alla perdita di uno o più denti. CONOVARTE

 

INVITO MOSTRA MILANO DDC STUDIO LEGALE

 

 

 

L'avvocato Corrado Demolli e l'avvocato Giorgia Colombo dello Studio DDC sono lieti di sottoporre alla Vostra attenzione l'EVENTO organizzato dall'Associazione Culturale HETAERIA. 

Trattasi della serata di presentazione dell'Associazione Culturale HETAERIA, che si terrà il giorno 24 Novembre 2019 a partire dalle ore 18:30 presso lo Spazio23Gallarate, in via Luigi Riva n. 10 a Gallarate (VA). 

La serata sarà all'insegna dell'ARTE, con opere di PAOLA ROMANO, e del CABARET, con la partecipazione di NORBERTO MIDANI

Vi aspettiamo numerosi!

INVITO EVENTO PER QUELLI CHE VOLANO